Cari Soci e Amici,
lo scorso fine settimana è uscito un interessante articolo su Grande Ippica Italiana (potete leggerlo QUI) che riportava la notizia del calo delle nascite nel Regno Unito, avvenimento che a cascata potrebbe, basilare usare il condizionale, portare a una riduzione del numero dei cavalli in allenamento, si ipotizza una forbice tra il 5 e il 10% in meno, e di partenti nei convegni. Il tutto si concretizzerebbe in un potenziale minore appeal per le scommesse.
Ovviamente in UK la notizia ha portato subito a una serie di ipotesi tra cui un taglio di circa il 10% delle giornate di corsa nel 2027, nel caso britannico si tradurrebbe in una decurtazione di circa 145 convegni, sul totale di 1458 previsti per il 2026.
Questo taglio avrebbe un duplice obiettivo, nel breve concentrare i cavalli sulle corse rimaste aumentando il numero dei partenti (nel 2025, 8,99 di media in piano e 7,84 in ostacoli) e nel medio lungo termine creare una strategia per incentivare l’allevamento e la proprietà.
Questa soluzione può avere successo ed è la strada corretta da seguire?
Lo stesso Ceo ad interim di BHA (British Horseracing Authority), Brant Dunshea, avverte che ci sono dei rischi derivanti da questi obiettivi: cancellare corse significa anche colpire le entrate finanziarie dello sport. Della serie, meno corse significa meno entrate, perché aumentare il numero dei partenti difficilmente potrà aumentare il volume delle scommesse così tanto da coprire le minori entrate derivanti dal taglio. Questo è aspetto certamente fondamentale, soprattutto nel breve periodo.
Credo però ve ne sia un altro forse altrettanto importante che agisce più sul medio-lungo periodo: ridurre le giornate significa ridurre le opportunità di promozione del nostro sport. Ogni convegno è un’occasione (se ben sfruttata) per veicolare la bellezza e le emozioni che suscitano le corse dei cavalli, quindi un taglio rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello che si ricerca, ovverosia disaffezione, perché sappiamo bene come la passione nasca dalla possibilità di vedere le corse. La vera sfida, a prescindere dalla situazione contingente britannica, è distribuire bene le giornate a disposizione sul numero di ippodromi in attività (inciso, la situazione che stiamo vivendo con Capannelle e/o Livorno fa capire bene l’importanza di avere più ippodromi e non solo un ristretto numero).
Il taglio di per sé inoltre comporterebbe che sempre più cavalli sarebbero portati verso l’uscita dal circuito, quelli ovviamente meno performanti e quindi si rischia di non raggiungere nemmeno il primo obiettivo di aumentare i partenti e aggiungo si rischia di minare alla base quello che è il secondo obiettivo, incrementare i prodotti nati.
Eccoci dunque al secondo target, quello di lungo termine, cioè aumentare la produzione. L’idea è quella di incentivare l’allevamento e la proprietà. Siamo sicuri che serva incentivare l’allevamento se vogliamo aumentare i nati?
Lo so, sembra un paradosso, ma forse non così tanto. Non fraintendetemi, l’allevamento è basilare e va sempre sostenuto perché da un allevamento forte discendono cavalli buoni, spettacolo in pista e in definitiva un allevamento in salute è uno dei principali indicatori di uno sport florido. Ma forse l’allevamento non è la prima leva da utilizzare nel nostro caso specifico e vado a spiegarvi meglio il perché.
La domanda da porci è: perché si riducono i nati? Plausibile risposta: perché costa troppo allevarli. Non è mica tanto vero, certamente l’allevamento costa, ma è un costo relativo e soprattutto per chi è già allevatore aggiungere una fattrice ha un costo marginale molto basso, perché consente di ripartire i costi fissi su una platea più ampia. Eppure le statistiche ci dicono che gli allevamenti riducono il numero di fattrici o addirittura chiudono. Questo deriva dal fatto, appunto, che il costo è un indicatore relativo, cioè va confrontato con le entrate che derivano dalla vendita della produzione. Per farla ancora più semplice, se ho costi di produzione per 100 e ricavi di vendita per 130 continuerò a produrre, anzi con ogni probabilità aumenterò il numero delle fattrici, se invece a fronte di costi per 100 il mio income sarà di 70, è giocoforza che piano piano io riduca o smetta, la passione può sostenere qualche anno ma è difficile che possa durare a lungo.
Certamente l’idea di cercare di ridurre i costi, con politiche di incentivi e aiuti, non è sbagliata, ma innanzitutto è parecchio costosa come scelta, ma è anche una strategia con un risultato molto incerto, perché rimane il fatto che l’acquirente non c’è o è molto inferiore rispetto al passato, quindi si rischia di innescare un meccanismo di sovraproduzione che non aiuta.
Il vero problema e anche la risposta alla domanda suddetta infatti è che manca o è ridotta la domanda. Il problema sta nella scarsità di acquirenti in generale e in particolare di acquirenti disposti a riconoscere il prezzo giusto/sostenibile per l’allevatore.
La variabile su cui dobbiamo lavorare in prima battuta sono proprio i Proprietari e come fare per aumentarli nei numeri e nella capacità di spesa.
Sono loro la leva primaria per aumentare il numero dei nati. Quando avremo lavorato bene su questa, allora sì che sarà fondamentale operare sugli incentivi all’allevamento. Più verranno poste in essere politiche capaci di avvicinare nuovi proprietari e far aumentare nella quantità e nella qualità il numero di acquisti dei proprietari esistenti, più l’allevamento sarà incentivato a produrre di più e meglio. Se la domanda chiama, l’offerta ha tutto l’interesse a rispondere presente.
Come fare ad aumentare i Proprietari? Risposta semplice e complicata al medesimo tempo: rendere sempre più bella e affascinante l’esperienza ippica. Quindi lavorare su cose che abbiamo già più volte discusso, come l’accoglienza e l’ospitalità in ippodromo, la gestione del rapporto allenatore – proprietario, la trasparenza e la semplicità nei processi e in definitiva tutte quelle iniziative e azioni capaci di rendere desiderabile l’essere proprietari. Certamente anche il montepremi di una corsa ha il suo valore, ma vi assicuro che questo non è il primo aspetto che un vero Proprietario (la P maiuscola è voluta) guarda.
Che ne pensate? Attendo le vostre idee, anche e soprattutto se sono in disaccordo con la mia valutazione, così da poter davvero aprire un sano e costruttivo dibattito. Un grande saluto a presto,
Antonio Viani
Presidente Unione Proprietari Galoppo
