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	<title>ige &#8211; Unione Proprietari Galoppo</title>
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		<title>IGE: lo &#8220;sleeping giant&#8221; ippico è pronto al risveglio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Viani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 15:30:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cari amici, Su invito della Direzione Ippica del MASAF ho presenziato a IGE, Italian Gaming Expo, nella giornata inaugurale che proponeva tra i vari incontri un interessante panel legato alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">Su invito della Direzione Ippica del <strong>MASAF</strong> ho presenziato a <strong>IGE, Italian Gaming Expo</strong>, nella giornata inaugurale che proponeva tra i vari incontri un interessante panel legato alla riforma ippica e devo dirvi che ne è valsa assolutamente la pena.<br />
Non soltanto per gli ospiti presenti, dal Direttore Generale <strong>Chiodi</strong> fino al Direttore Centrale dell&#8217;Agenzia Dogane e Monopoli <strong>Lollobrigida</strong>, passando per molti esponenti dei concessionari di gioco legati all&#8217;ippica, ma pure per i temi che sono emersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli aspetti che vorrei qui segnalarvi sono molteplici, il primo dei quali è che <strong>tutti gli intervenuti hanno rinvenuto un aspetto centrale, cioè che l&#8217;ippica italiana possieda ancora oggi le potenzialità per tornare protagonista del mondo delle scommesse</strong>. Potrebbe sembrare banale, visto anche che all&#8217;estero le cose vanno tutto sommato bene da tempo, ma dopo anni in cui ci hanno fatto sentire, nel migliore dei casi, obsoleti, sentirci dire che siamo uno &#8220;sleeping giant&#8221; (gigante addormentato) e che servono solo alcuni interventi per tornare (nel giro di qualche anno ovviamente) a essere autonomi e non più legati alle casse pubbliche per il nostro sostentamento, è qualcosa che ci fa piacere.<br />
<strong>Entrambi i Direttori, Chiodi e Lollobrigida, hanno voluto rimarcare</strong> come le interazioni tra i due siano pressoché quotidiane, aspetto basilare e che deve dare fiducia, perché dove esiste dialettica e stima reciproca c&#8217;è terreno fecondo per lo sviluppo di idee. Ambedue hanno puntato fin da subito<strong> l&#8217;attenzione sulla questione dell&#8217;allineamento della tassazione</strong>, quindi su una riduzione della tassazione sul gioco ippico per renderlo concorrenziale con gli altri giochi. Particolarmente importante il passaggio del Dottor Lollobrigida dove ha ammesso che il progetto di allineamento, previsto in due step successivi, non solo sia già stato elaborato, ma sia stato già consegnato agli uffici del MEF. Questo vuol dire che gli <strong>aspetti tecnici e soprattutto di sostenibilità sono già stati studiati</strong>, ora sta alla Politica metterlo in pratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro aspetto fondamentale è quello legato alla <strong>marginalità per il concessionario</strong>. Quest&#8217;ultimo se vi ricordate lo avevamo approfondito nella newsletter n.7, dove avevo espressamente sostenuto che un prodotto che rende meno verrà messo in secondo piano rispetto a un altro con margine maggiore. E questo è stato appunto <strong>ribadito da tutti i concessionari che hanno confermato come la promozione sia meglio farla su prodotti che fanno marginare di più</strong> (direi pure ovvio&#8230;). Questo aspetto apre anche al discorso della <strong>necessità di proporre nuovi prodotti</strong>, ma i concessionari hanno voluto rimarcare che anche a parità di prodotti si può lavorare bene, sempre che, assieme all&#8217;aspetto economico appena evidenziato, si ponga attenzione alle questioni tecniche, quindi a un <strong>prodotto corsa che strizzi maggiormente l&#8217;occhio allo spettacolo</strong>, anche di questo se vi ricordate ne abbiamo discusso nella suddetta newsletter.</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto che ritengo importante è stato evidenziato dal <strong>Direttore Chiodi</strong> e riguarda il fatto che <strong>la riforma vada inserita in un piano generale e non sia frutto di interventi spot</strong>, questo per evitare che gli effetti siano, come dire, meno di impatto. Un piano che preveda, la <strong>riforma delle scommesse</strong> appunto, una nuova <strong>governance ippica</strong>, con una gestione semi privatistica mutuata dalle migliori esperienze estere, le stesse che poi, alla fine, si rifacevano alla tanto bistrattata UNIRE, come dire corsi e ricorsi storici. Assieme a un <strong>nuovo approccio sugli ippodromi</strong>, che passi magari dalla creazione di un fondo di investimento sulle infrastrutture, per renderli davvero teatri all&#8217;avanguardia. E infine altra gamba di questo piano generale è l&#8217;attenzione alla <strong>programmazione</strong> e alla sua ottimizzazione.<br />
<strong>Un piano che sposo in toto</strong>, soprattutto sull&#8217;idea che serva un intervento impostato in maniera globale e che vada a riformare ogni aspetto del nostro mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte <strong>concessionari</strong> c&#8217;è stato un pressoché unanime apprezzamento per le parole dei due Dirigenti pubblici e, chi più chi meno, hanno tutti confermato che gli interventi ipotizzati potrebbe davvero rappresentare la chiave di volta per tornare a crescere. Interessante anche il passaggio dove <strong>hanno sostenuto di voler sponsorizzare seriamente le corse ma di esserne oggi impossibilitati</strong>, cosa assurda ma che fa ben capire in quale ginepraio di regole si trovi l&#8217;ippica nazionale e con quale sistema debbano combattere i nuovi dirigenti come l&#8217;Ingegner Chiodi.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione un incontro dal quale si esce soddisfatti e che ritengo, in tutta onestà, sia stato sottostimato da molti miei colleghi ippici assenti. Se volete potremmo sintetizzare quanto scaturito dall&#8217;incontro con tre macro direttive d&#8217;azione: <strong>tassazione</strong>, <strong>innovazione</strong> e <strong>promozione</strong>, unite in un approccio sistemico. Che sia la volta buona per risvegliare il gigante?<br />
Noi, come sempre, siamo pronti a fare la nostra parte.</p>
<p><strong>Antonio Viani</strong><br />
Presidente Unione Proprietari Galoppo</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Newsletter n.7: la riforma delle scommesse, due riflessioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Viani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 10:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
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		<category><![CDATA[unione proprietari galoppo]]></category>
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					<description><![CDATA[Cari amici, questa nostra newsletter oggi esce dai consueti binari tecnici e prende spunto dalla notizia della prossima edizione di Ige &#8211; Italian Gaming Expo, che come si può facilmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">questa nostra newsletter oggi esce dai consueti binari tecnici e prende spunto dalla notizia della prossima edizione di Ige &#8211; Italian Gaming Expo, che come si può facilmente desumere dal titolo si occuperà (anche) di scommesse ippiche.<br />
Per quanto Unione Proprietari Galoppo, così come le altre Associazioni di categoria, abbia il suo focus rivolto appunto verso aspetti più tecnici e meno verso il gioco, ritengo sia un errore da parte degli organizzatori non invitare alla kermesse dei rappresentanti delle categorie. Questo non perché si voglia essere presenti ovunque come il prezzemolo, ma per la semplice ragione che <strong>le scommesse ippiche sono, o meglio dovrebbero essere, la principale fonte di finanziamento della filiera ippica e le stesse categorie hanno tutto l&#8217;interesse a che queste prosperino</strong>. Ma non solo, per una reale riforma del gioco ippico, bisogna per forza di cose andare a toccare aspetti legati ad esempio alla programmazione e quindi temi che sono di stretta pertinenza delle categorie. Dunque ritengo avrebbe giovato alla migliore riuscita del convegno quantomeno sentire il parere anche delle categorie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma al di là di questa critica alla metodologia di lavoro scelta, oggi vorrei prendere spunto da questo evento e <strong>approfondire, sottolineo da un punto di vista ippico, assieme a voi due aspetti che penso siano utili al fine di un dibattito costruttivo</strong> e che magari potranno fungere da spunto per i tecnici delle scommesse che interverranno alla suddetta due giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo aspetto è la <strong>stretta correlazione tra spettacolo e scommesse ippiche</strong>.<br />
<strong>Più una corsa è spettacolare e più il volume di scommessa ne beneficerà</strong>. Questo legame, del quale credo siamo tutti d&#8217;accordo, lo possiamo notare tutti i giorni sulle nostre piste sia al trotto sia al galoppo. Quelle che chiamiamo corse riuscite, sono anche quelle che raccolgono il maggior volume di gioco.<br />
Per chiarezza, <strong>la spettacolarità di una corsa non dipende solo dal suo valore qualitativo</strong>, ci sono degli handicap molto ben confezionati che sono molto più spettacolari di corse di selezione di alto livello. La bellezza dipende infatti <strong>dall&#8217;incertezza e dal valore medio similare dei cavalli</strong>, per capirci, tra una corsa con 12 cavalli di cui però più della metà con chance residuali e una con magari 8 partenti ma tutti sullo stesso livello, è scontato che lo spettacolo sia dalla parte di quest&#8217;ultima.<br />
Visto che è acclarato che un giocatore sia più invogliato a scommettere su corse spettacolari <strong>diventa necessario che il nostro sistema si impegni affinché il numero di tali corse aumenti</strong>.<br />
Oggi assistiamo talvolta a convegni anonimi dove spesso le corse presentano poca o minima spettacolarità, in definitiva convegni brutti. Questo è uno <strong>spreco di risorse</strong> che non possiamo permetterci. Dobbiamo, aspetto ricordato qui più volte, <strong>allocare meglio le risorse</strong>, magari riducendo le giornate di corse dove serve, oppure posizionandole meglio nel calendario, o ancora aumentando il numero delle corse nelle giornate rimanenti. Questo miglioramento non solo <strong>aumenterebbe il volume di scommesse annuale</strong>, ma migliorerebbe la redditività di ogni corsa e porterebbe evidenti risparmi all&#8217;ente, difatti un convegno in meno significa un risparmio nei costi fissi di giornata e di conseguenza si libererebbero risorse per aumentare il montepremi.<br />
In definitiva <strong>è vero che la tipologia di offerta di scommesse va modernizzata</strong> (nuove scommesse come il quinté plus francese ecc ecc) per stimolare il giocatore, ma <strong>con ancora più urgenza vanno rese più &#8220;belle&#8221; le corse oggetto della scommessa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro aspetto che penso vada approfondito sta nel guadagno derivante dalla giocata, ma attenzione che qui vorrei porre l&#8217;attenzione non sul giocatore, ma sul concessionario.<br />
Mi spiego meglio per evitare confusioni. Il payout per il giocatore nella scommessa ippica è indubbiamente più basso rispetto a quello che potrebbe avere lo stesso giocatore su altri tipi di scommesse o giochi, dunque qualsiasi miglioramento in tal senso è benvenuto.<br />
<strong>Ma ribaltiamo per un attimo il punto di vista, a vostro parere se un concessionario guadagna di più con un altro gioco rispetto all&#8217;ippica, quale sarà portato a promuovere maggiormente?<br />
La risposta è fin banale, sarà portato a mettere il prodotto ippico ai margini</strong>. Qualsiasi commerciante cerca di vendere prima il prodotto dove ha un margine maggiore e farà di tutto per farvi giudicare come indispensabile quel tal prodotto rispetto a quell&#8217;altro dove invece guadagna di meno.<br />
Questo mi porta a dire che <strong>certamente ha ragione chi dice che il payout a favore dello scommettitore nelle scommesse ippiche non è concorrenziale</strong> rispetto agli altri giochi, talvolta è addirittura vessatorio, ma paradossalmente potrebbe essere più utile per il sistema ippico, o almeno altrettanto importante,<strong> valutare bene se non sia il caso di rivedere l&#8217;aggio a favore dei concessionari per invogliarli a spingere e a promuovere le scommesse ippiche</strong>.<br />
Sono conscio che questo sia un argomento spinoso, perché un aumento nella percentuale spettante al concessionario significa una riduzione della percentuale per qualcun altro, lo Stato o l&#8217;ippica stessa. Però se questo argomento fosse inquadrato in un discorso generale di riforma ippica che prevedesse un prelievo percentuale sugli altri giochi (che non dimentichiamolo sfruttano la rete creata dall&#8217;ippica) da destinarsi a favore del nostro settore, ecco che quanto appena proposto potrebbe diventare più accettabile.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;argomento è certamente vasto e questi sono <strong>solo due spunti</strong>, ripeto analizzati da un punto di vista prettamente ippico, ma possono servire per far partire un dibattito anche interno agli operatori su un argomento che è vitale, perché come ha detto il Sottosegretario La Pietra più volte, non è pensabile che lo Stato possa continuare in eterno a sostenere il comparto a fronte di un gettito da scommesse che copre solo in parte il fabbisogno. Il sistema va dunque riformato e se è giusto porre attenzione ai costi, ancora più importante è cercare di aumentarne i ricavi.<br />
Con questa ultima riflessione vi saluto augurandovi una felice Pasqua,</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Antonio Viani</strong><br />
Presidente Unione Proprietari Galoppo</p>
<p style="text-align: justify;">
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