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	<title>capannelle &#8211; Unione Proprietari Galoppo</title>
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	<title>capannelle &#8211; Unione Proprietari Galoppo</title>
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		<title>Il Derby, La corsa per ogni Proprietario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Viani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 12:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[capannelle]]></category>
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					<description><![CDATA[Cari amici, siamo in prossimità della Corsa per antonomasia. Inutile girarci intorno, il Derby ha un fascino particolare. Che sia quello, con la D maiuscola, di Epsom oppure quello di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">siamo in prossimità della Corsa per antonomasia.<br />
Inutile girarci intorno, <strong>il Derby ha un fascino particolare</strong>. Che sia quello, con la D maiuscola, di Epsom oppure quello di Capannelle dal fascino leggermente offuscato, rimane la corsa che ogni Proprietario anela vincere almeno una volta nella vita.<br />
La storia pluricentenaria e il fatto che si possa correre una volta soltanto nella vita agonistica di un purosangue lo rendono <strong>l&#8217;appuntamento più sentito</strong> e anche l&#8217;edizione di quest&#8217;anno non sarà da meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>141esimo Derby Italiano presenterà un nutrito gruppo di partenti</strong>, ben quindici, suddivisi quasi a metà tra rappresentanti di scuderie estere, sette, e italiane, otto. Non voglio entrare nell&#8217;analisi tecnica della corsa, sia perché come sapete questa newsletter ha più un fine di dibattito e di stimolo per una discussione su temi di &#8220;politica ippica&#8221;, sia perché sicuramente ci sono fonti più titolate di me per analizzare tecnicamente le varie chance del campo partenti.<br />
Quello che mi interessava maggiormente discutere con voi oggi era <strong>la sensazione che questa edizione alla viglia si presenti priva di un chiaro favorito e anche di un ranking definito</strong>. Vero è che da parte italiana ci sono tutti o quasi i papabili, ma dare una reale graduatoria non è facile, ancora più difficile mi pare sia con gli esteri, dove più di uno arriva a questa corsa con un curriculum minimo in termini di prove disputate e quindi difficilmente valutabile.<br />
Questa situazione potrebbe essere frutto di casualità, ma forse <strong>potrebbe essere anche data dal posizionamento della prova in calendario, cioè arriva troppo presto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Derby a metà maggio non è certo una novità, ma siamo sicuri sia la scelta migliore soprattutto oggi che porta con sé uno status di Gruppo 2?</strong> Per capirci, in Inghilterra e Francia la prova è programmata a inizio giugno, in Irlanda a fine giugno e in Germania a inizio luglio.<br />
Questa scansione temporale fa sì che le prove di preparazione irlandesi e tedesche siano programmate, suppergiù, nello stesso periodo del nostro Derby, o, ancora peggio, un paio o tre settimane dopo, e che per quanto riguarda Inghilterra e Francia i trial siano appena stati svolti, quantomeno per la maggior parte.<br />
In definitiva per una<strong> scuderia estera che abbia la fortuna di trovarsi un cavallo a inizio stagione con reali velleità da Derby non è facilissimo programmare una trasferta lunga come quella romana</strong>. Non è un caso che alcuni pretendenti, soprattutto quelli tedeschi, si presentino a Capannelle al rientro dallo scorso anno oppure alla loro sola seconda corsa in carriera.<br />
Tutto questo certamente aumenta l&#8217;imprevedibilità, ma allo stesso modo non rende facile il compito di chi poi dovrà valutare il reale valore del nostro Derby.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso che penso di avervi oramai espresso in maniera molto chiara quale sia il mio giudizio sul meccanismo dei rating (nel caso voleste rileggerlo vi lascio il link <a href="https://www.proprietarigaloppo.org/2024/02/20/newsletter-n-5-circuito-pattern-europeo-futuro-sostenibile/"><strong>QUI</strong></a>) devo però ammettere che sono felice di non essere tra coloro che dovranno darne un giudizio tecnico dettagliato e soprattutto motivato. Vero anche che il giudizio su un cavallo è un processo lungo una stagione e non si ferma solo alla prova romana di domenica, ma <strong>certamente questa incertezza non aiuta e siccome sappiamo bene come gli esteri valutino le corse nostrane</strong>, il concreto rischio è che questa indeterminatezza si traduca in un giudizio parecchio prudenziale e in buona sostanza con valori bassi, magari anche più di quelli che realmente dovrebbero essere.<br />
Altro problema legato alla data di metà maggio è quello che siccome il nostro Derby è G2 <strong>con ogni probabilità richiamerà maggiormente cavalli meno &#8220;noti o chiacchierati&#8221; e quindi proprio quel tipo di cavalli le cui scuderie hanno provato in quei trial di cui parlavamo sopra</strong>, che si sono appena disputati o che si disputeranno nelle prossime due settimane massimo.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva mi pare che disputare a metà maggio il Derby non ci dia come sistema nazionale ippico alcun reale vantaggio, quantomeno in termini di speranze di miglioramento futuro dello status, anzi. <strong>Sarebbe quindi il caso di pensare a una data alternativa, che in maniera tutto sommato banale potrebbe essere quella di fine maggio o inizio giugno.</strong><br />
Questo paio di settimane aggiuntive consentirebbe non solo come detto sopra di poter annoverare al via cavalli magari più pronti e forse più qualitativi, ma anche di poter sviluppare il nostro programma in maniera più graduale e senza sovrapposizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre sarò felice di poter leggere le vostre idee a riguardo e soprattutto vi saluto con la speranza di potervi incontrare domenica a Capannelle per una giornata che mi auguro possa mostrare in pista una qualità elevata e al di fuori un contorno adeguato all&#8217;importanza dell&#8217;evento.<br />
Un caro saluto a tutti voi,</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Antonio Viani</strong><br />
Presidente Unione Proprietari Galoppo</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Newsletter n. 3: Un sistema che va fatto camminare da solo</title>
		<link>https://www.proprietarigaloppo.org/2024/01/31/newsletter-n-3-un-sistema-che-va-fatto-camminare-da-solo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Viani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 15:46:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia]]></category>
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					<description><![CDATA[Cari amici, oggi nella nostra consueta newsletter prendo spunto da una frase che in questi ultimi tempi leggiamo spesso da parte delle Istituzioni, cioè che l&#8217;ippica è una potenziale risorsa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">oggi nella nostra consueta newsletter prendo spunto da una frase che in questi ultimi tempi leggiamo spesso da parte delle Istituzioni, cioè che <strong>l&#8217;ippica è una potenziale risorsa che deve essere messa nelle condizioni di camminare da sola</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una bella frase che dà speranza, ma che reca con se molte domande a cui vanno date risposte, perché se<strong> è vero che l&#8217;ippica ha le potenzialità per potersi muovere con le proprie gambe, è altrettanto vero che oggi non può materialmente farlo perché dovrebbe avere a disposizione una serie di leve per definire da se il proprio futuro</strong>.<br />
Come può un settore operare e avere l&#8217;obiettivo di progredire se non ha la facoltà di agire sulle sue voci di ricavo? Nel nostro caso ovviamente la voce principale è certamente il ricavo derivante dalle scommesse, ma pure la voce sponsorizzazioni e vendita delle immagini televisive è un argomento totalmente al di fuori del controllo dell&#8217;ippica. Alcuni potrebbero ribattere che il settore è gestito dal Ministero dell&#8217;Agricoltura e quindi è lui che se ne occupa. Premesso che anche su questo ci sarebbe da argomentare, vista la presenza molto sensibile del MEF, che gestisce attraverso l&#8217;agenzia delle dogane e dei monopoli pure le scommesse, il problema di fondo rimane, ovverosia <strong>come può un Ente che per sua natura ha una funzione esecutiva avere al suo interno le competenze per svolgere una funzione gestionale e strategica?</strong> Non è possibile e non per colpa (almeno non solo) della burocrazia presente, sono funzioni differenti ed è improbo riunirle. Se volete conferma di ciò, basti vedere come il sistema abbia iniziato a girare da quando, con felice intuizione bisogna riconoscerlo, il MASAF ha deciso di predisporre una Direzione Generale per l&#8217;ippica, cioè un primo, piccolissimo, embrione di struttura autonoma. Non voglio dire si siano risolti tutti i problemi, non è così, ma è innegabile il cambio di mentalità e di approccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che la &#8220;questione ippica&#8221; nasca, non lo scopro certo io, dalla <strong>soppressione del mai abbastanza rimpianto UNIRE</strong>. Un ente di diritto pubblico che seppur vigilato e con interessenze statali svolgeva la essenziale funzione di indirizzo e che soprattutto aveva in mano le leve per generare ricavi, attraverso la gestione delle scommesse ippiche. La vera differenza sta qui, perché senza poter intervenire con tempestività sulle attività che generano entrate diventa impossibile la riuscita di qualsiasi riforma.<br />
Dunque la sfida che attende le Istituzioni è questa, <strong>ricreare le condizioni perché l&#8217;ippica possa gestire in proprio le attività che generano il suo sostentamento</strong>. Non ci sono alternative, perché non è solo una questione di payout maggiore o minore, è una questione molto più complessa legata alla possibilità di intervenire sulle scommesse in maniera decisa e in tempi brevi, cosa che non succede da decenni. La situazione è sotto gli occhi di tutti, <strong>le nostre scommesse sono rimaste al palo</strong>, come margine e come appetibilità, mentre tutte le altre si sono adeguate al mutare dei tempi e delle esigenze della clientela.<br />
Sicuramente <strong>quanto affermato dall&#8217;attuale Sottosegretario Senatore La Pietra e confermato dal Direttore Generale Chiodi</strong> va in questa direzione, la creazione di una Agenzia che possa gestire in autonomia il settore e avere voce in capitolo nelle scommesse e nelle altre attività che generano valore per il settore.<br />
Non credo sia un compito facile togliere o anche solo sfilare un poco la gestione a chi oggi ce l&#8217;ha, se volete anche solo perché si rischierebbe di creare un precedente pericoloso, penso alle scommesse sportive ad esempio. Ma è innegabile che <strong>il fine ultimo debba essere questo, cioè un&#8217;ippica che sotto il controllo dello Stato possa operare in autonomia o quasi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto di quelle che sono le aspirazioni alte, voglio relazionarvi anche su una serie di contingenze.<br />
Innanzitutto, come certamente saprete, <strong>a breve si riunirà il Comitato Pattern Europeo per valutare e definire il nostro circuito di selezione</strong>. Non vi nascondo che i timori di una ennesima batosta ci sono, del resto <strong>il problema nasce da lontano</strong> ed è legato alla competitività del nostro sistema ippico. Non sono certo questioni risolvibili a breve e purtroppo <strong>manca ancora un approccio imprenditoriale alla questione</strong>, leggasi non esiste una strategia. Tale scelta va condivisa tra tutti gli attori e soprattutto va definita molti mesi prima della suddetta riunione. Purtroppo questo non è stato fatto, per mille ragioni, anche per via del fatto che la suddetta Direzione Generale è nata a novembre, quindi già fuori tempo massimo per questo tipo di approccio.<strong><br />
Il mio auspicio è che passata questa tornata ci si metta subito a pensare a una serie di proposte,</strong> che non vuol dire solo tagliare le corse, ma gestirle in maniera tale da poterci inserire in quegli spazi temporali lasciati liberi dagli altri Paesi e cercando di intercettare le necessità che all&#8217;estero non riescono a essere soddisfatte. Ovvio che <strong>la precondizione per qualsiasi strategia sia di presentare un prodotto trasparente e un sistema in grado di ispirare fiducia</strong>. Nello specifico <strong>come UPG abbiamo suggerito al Direttore Generale di proporre un contributo spese per le scuderie estere</strong> che verranno a correre qui da noi, ovviamente portando cavalli con un rating in grado di elevare il livello qualitativo della prova. Lo sappiamo che non è una cosa da poco, vuol dire impegnare risorse, ma riteniamo che sia fondamentale attrarre cavalli di qualità se vogliamo che il nostro settore rimanga legato all&#8217;alto livello.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla questione <strong>Capannelle</strong> invece siamo ormai in una situazione assurda, con <strong>gli attori che si rimpallano responsabilità e gli ippici costretti a subire una situazione che non hanno creato</strong>. Purtroppo questa deriva non è inaspettata, la situazione era in bilico da tempo e purtroppo adesso è deflagrata. Difficile dire quando se ne uscirà, rimango fiducioso che presto si tornerà a far parlare solo la pista, ma il Comune di Roma ha i suoi tempi e forse (mia opinione personale) il differente indirizzo politico tra Amministrazione Capitolina e Ministero non aiuta. Fatto sta che gennaio è andato e le giornate non penso possano essere recuperate, certamente dovrà invece essere ridistribuito il montepremi legato a esse.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine vi comunico che stiamo giungendo al termine della <strong>trattativa legata alle monte dei fantini</strong>. La trattative si sono svolte negli ultimi mesi, tra stop e ripartenze, e posso dire che siamo giunti a un punto di sostanziale accordo, che prevede un <strong>aggiornamento del prezzo delle monte per il 2024 e per gli anni a seguire fino al 2026, assieme a una serie di questioni regolamentari</strong> legate alle bilance, agli agenti dei fantini, alla sicurezza, insomma una serie di argomenti che per troppo tempo erano stati lasciati indietro e che oggi riteniamo vadano affrontati per modernizzare il comparto.<br />
<strong>Tale situazione ha comprensibilmente smosso molti operatori</strong> che si sono detti contrari o che ritengono ci siano questioni più urgenti. Per quanto concerne l&#8217;ultima asserzione, non lo nego, sicuramente ci sono questioni che rivestono un&#8217;importanza maggiore perché afferiscono a tutto il comparto, ma non si capisce perché assieme a queste non si possa sistemarne altre, diciamo meno basilari. Invece per coloro che sono contrari e premettendo che l&#8217;Associazione fantini saprà motivare meglio di me le sue richieste, mi preme dire che <strong>un sistema si dimostra virtuoso se dimostra di saper anteporre il proprio mero vantaggio personale di breve periodo, per perseguire il bene generale del comparto</strong>. Avvicinare le monte italiane a quelle estere e sistemare alcune questioni oggi non in linea con quanto avviene all&#8217;estero è un segnale di serietà del sistema.</p>
<p>Con questa ultima comunicazione sono davvero giunto al termine della nostra newsletter e non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima,</p>
<p><strong>Antonio Viani</strong><br />
Presidente Unione Proprietari Galoppo</p>
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		<title>Newsletter n.2: Il fine delle corse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Viani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 15:17:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cari amici, perché si fanno le corse? Per quale motivo in passato sono nate le riunioni di corse? In questo periodo invernale, dove il calendario del galoppo italiano ha un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>perché si fanno le corse?</strong> Per quale motivo in passato sono nate le riunioni di corse?<br />
In questo periodo invernale, dove il calendario del galoppo italiano ha un andamento tutto sommato tranquillo, mi sembrava utile iniziare questa nostra newsletter con una domanda solo all&#8217;apparenza scontata, ma che invece serve ad approfondire un aspetto che forse per via delle tante problematiche ippiche che ogni giorno ci assorbono, non vediamo più come centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda da cui partiamo qui sopra nasce dalla visione dell&#8217;intervista fatta a un grandissimo uomo di cavalli quale è <strong>Jean-Pierre Dubois</strong>. La potete agevolmente trovare sul canale YouTube di Equidia e consiglio, almeno a chi mastica un poco di francese, di guardarla, perché sentir parlare uno dei più grandi ippici viventi è sempre un piacere. Per chi non lo conoscesse a fondo, suppongo pochissimi di voi, il nome Dubois non solo è l&#8217;emblema di una dinastia nel trotto, ma è stato ed è tuttora, un cognome al top anche nel galoppo e negli ostacoli. Grazie anche ai suoi figli e nipoti, la sua scuderia e il suo allevamento hanno vinto corse di altissimo livello sulle tre discipline e in svariate parti del mondo, insomma un gigante ippico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene in questa intervista e in maniera molto genuina il leggendario JPD ci ricorda che <strong>le corse nascono perché la gente si riunisca</strong>, ovverosia sia crea un avvenimento in grado di raccogliere una comunità, una occasione di socializzazione.<br />
Nella sua banalità, questo assioma testimonia una dirompente verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sgombriamo subito il campo dai malintesi, è innegabile che <strong>la corsa in se abbia come fine ultimo, diciamo elevato, quello della selezione della razza equina</strong>, in termini molto semplificati si corre per capire grazie alla vittoria di un purosangue contro tutti gli altri sfidanti, quale cavallo sia migliore e quindi nel lungo periodo cercare attraverso le competizioni di migliorare il patrimonio genetico.<br />
Però se ci riflettiamo bene questo forse non è l&#8217;unico motivo per cui nascono i convegni di corse, il vero slancio che avevano i primi organizzatori era dato dal creare un avvenimento che portasse le persone a riunirsi. La ragione originaria era <strong>trovare un avvenimento interessante che favorisse il ritrovarsi di una comunità, un fine di socializzazione quindi</strong>.<br />
Certo esisteva la motivazione della sfida tra Proprietari, innegabile, ma la giornata di corse era un buon motivo per tutti gli altri di incontrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Voi potreste sostenere con assoluta certezza che <strong>oggi in Italia si organizzino le giornate di corse per far sì che la gente, il pubblico, si riunisca?</strong><br />
Non ne sarei così sicuro, anzi, spesso l&#8217;impressione che ricevo da certi convegni è che il pubblico, per gli organizzatori, sia visto come un problema e meno pubblico è presente e meglio è.<br />
Fateci caso, <strong>quanti ippodromi sono davvero accoglienti</strong> e cercano costantemente di raggiungere le finalità di cui sopra?<br />
Devo forse ricordarvi di ippodromi senza la presenza di punti di ristoro, di altri le cui tribune cadono in pezzi, oppure dove le basilari regole di pulizia sono ben lontane dall&#8217;essere rispettate, ma anche di altri che organizzano i convegni in estate a orari pomeridiani in totale spregio non solo del benessere animale, ma pure del benessere, altrettanto importante, umano?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi viene da pensare che tanto banale questo aspetto quindi non sia e che si sia nel tempo perso quello che è uno dei motivi principiali per cui si organizzano le corse.<br />
La verità è che <strong>i convegni hanno un senso davvero compiuto se le persone vengono a vederli, se le tribune sono piene</strong>. E questo è ancora più veritiero per i Proprietari. Perché certamente per noi che amiamo questo sport passare il traguardo per primi con un nostro cavallo è la sensazione più bella di tutte, ma è altrettanto vero che farlo davanti a un pubblico numeroso, in un ambiente ben tenuto, fa una grande differenza. Vincere davanti a una tribuna vuota, oppure testimoniare la nostra gioia nel deserto di certi parterre riduce il nostro piacere, un po&#8217; come il famoso godere solo a metà della pubblicità di una nota marca di patatine. <strong>Quindi deve partire anche da noi Proprietari la richiesta, anzi la pretesa, di voler correre con i nostri portacolori in contesti adeguati</strong>, dove si fa il massimo per coinvolgere il pubblico e dove le tribune sono piene. Fidatevi, ne va dello stesso futuro ippico, se vogliamo continuare a godere dello sport che amiamo è imperativo tornare nel cuore del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di Ippodromi e prima di salutarvi volevo aggiornarvi e assicurarvi che UPG continua a monitorare la questione <strong>Capannelle</strong>.<br />
All&#8217;atto di scrivere queste righe non ci sono novità sostanziali, alcuni predicano ottimismo, ma atti concreti che assicurino almeno per il 2024 la continuazione non ci sono ancora stati. A voler essere ottimisti, dobbiamo rilevare che se anche l&#8217;attività, come ci auguriamo, ripartirà a febbraio, rimane ancora da<strong> definire che fine faranno le giornate e il montepremi di gennaio che era stato attribuito a Roma</strong> e ad oggi non è stato trasferito su altri mesi o altri ippodromi. Parliamo di qualche centinaia di migliaia di euro, una situazione dunque che va tenuta sotto stretta osservazione, cosa che UPG e ANG stanno facendo pressoché quotidianamente.</p>
<p>Con questa ultima notizia termino la presente newsletter, ricordandovi che rimango a vostra disposizione per qualsiasi consiglio e approfondimento vogliate condividere riguardo ai temi di questa newsletter oppure ad altri.<br />
Un grande saluto a presto,</p>
<p>Antonio Viani</p>
<p>-Presidente Unione Proprietari Galoppo &#8211;</p>
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