Cari Soci e Amici,
questa nuova newsletter di UPG prende spunto da un’interessante mail inviatami da un affezionato lettore del nostro notiziario che porta alla ribalta alcune interessanti idee che oggi vorrei condividere con voi e che spero possano essere utili a un dibattito ippico, vera necessità del nostro mondo, dove il confronto è ancora attività troppo poco praticata.
L’intervento, come detto, verte su alcuni aspetti diciamo generali, quali la definizione del ruolo degli ippodromi, distribuzione delle corse, rating delle corse e numero di giornate. Tutti aspetti fondamentali che però devono partire, a mio modo di vedere, da una domanda inziale: per chi si fanno le corse? Perché solo rispondendo alla domanda possiamo poi delineare meglio l’ippica che vorremmo.
Partendo quindi dall’origine, diciamo il big bang ippico: da chi nascono e per chi si fanno le corse?
Le corse nascono e si sviluppano per la spinta di due soli soggetti: i Proprietari e il Pubblico che viene ad assistere allo spettacolo e a cascata scommette.
Mi spiace essere brutale, ma occorre essere chiari su questo aspetto, tutti gli altri stakeholder, che si tratti di allevatori, operatori, società di corse ecc ecc, sono certamente importanti e vanno aiutati nel loro sviluppo, affinché lo spettacolo riesca al meglio, ma non sono e non saranno mai il fine ultimo per il quale si fanno le corse, che sono i Proprietari e il Pubblico.
Il galoppo nasce da una decisione presa tra due o più proprietari che si sfidano a cavallo in una corsa, seguendo una serie di regole e molto spesso, anzi quasi sempre, quella sfida aveva alla base una scommessa. Se ci pensate il concetto di fondo non è poi cambiato tanto dopo svariati secoli, perché, se togliete le sovrastrutture, siamo ancora alla sfida tra Proprietari davanti a un Pubblico che si gode la corsa e scommette.
Chiarito dunque il punto da cui partire, condivido l’intervento dell’amico, che sostiene come i vari Ippodromi vadano definiti e valutati per il ruolo che debbono ricoprire e i contributi che devono portare al sistema e di conseguenza la loro classificazione dovrebbe avere come punto di riferimento le necessità dei Proprietari e del pubblico/scommettitore, accomuno questi protagonisti per semplicità, anche se i due insiemi non sono pienamente sovrapponibili.
Per fare esempi concreti, alcuni ippodromi estivi, soprattutto se situati in provincia dovrebbero avere l’obiettivo di portare tanto pubblico in un ambiente accogliente per i proprietari che assistono alle corse dei loro portacolori (questo dovrebbe avvenire sempre in verità), meno rilevante è la richiesta di una programmazione che raggiunga determinati fini qualitativi, quindi in questi casi il rating delle corse dovrebbe essere un fattore valutativo meno significativo. In altri ippodromi invece, principalmente metropolitani, il livello di ospitalità deve essere molto più elevato così come la richiesta di finalità più legate alla qualità delle corse programmate, ovviamente per venire incontro alle necessità dei proprietari dei cavalli di alto livello e per accontentare la voglia del pubblico di assistere a uno spettacolo che in pista sia il migliore possibile, va da sé che in questo caso l’indicatore rating dovrebbe avere una importanza ben maggiore.
Questo concetto è anche il miglior aiuto alla formulazione di un calendario che raggiunga le finalità dei due portatori di interesse che vogliamo tutelare per primi. Va sottolineato che questo modo di pensare è pure abbastanza condiviso a livello Ministeriale, che nell’ultima riunione sul Decreto Criteri Calendario, ha precisato che il Calendario è fatto per gli operatori, non per le Società di Corse che invece hanno la finalità di organizzare al meglio le giornate, per massimizzare il ritorno di altri stakeholder. Il Ministero parla genericamente di operatori, ma è ovvio che il calendario non possa essere costruito per allenatori o fantini, ma, per una pura questione logica, debba seguire le necessità dei proprietari – piccolo inciso, questi magari possono anche essere allenatori, ma agiscono da proprietari quando parlano di calendari – senza i quali le prime due categorie non potrebbero sostenersi. Manca, è vero, l’accenno al pubblico e allo scommettitore, e questo è certamente un aspetto che va considerato e di cui si dovrà tenere maggiormente conto nella definizione dei futuri calendari.
Altro interessante spunto che arriva dal nostro fedele lettore è la sua valutazione riguardo al numero complessivo di giornate nell’anno, dove si pone l’accento non sul numero complessivo delle stesse, ma sulla loro distribuzione temporale nell’anno, sul numero di corse per giornata e il periodo nel quale si programmano.
Se, come previsto dallo stesso Ministero, abbiamo 3 macro aree (nord, centro, sud), con l’aggiunta di Sardegna e Sicilia e dobbiamo programmare le giornate di corse è importante che in ogni bacino di utenza del continente si facciano da 6 a 10 giornate di corse al mese (quindi da 18 a 30 giornate mensili) oltre come detto alle Isole. Questa l’idea dell’amico.
A dire il vero questa impostazione proposta, se ben eseguita, potrebbe portare a un numero di giornate più o meno simile a quello odierno, cioè attorno alle 390 giornate programmate a fine 2025, quando ancora le varie problematiche degli ippodromi non erano esplose. Dunque i numeri non cambierebbero sensibilmente, ma quello che varierebbe e migliorerebbe sarebbe certamente la loro dislocazione sul territorio e nel tempo, un tentativo di evitare sovrapposizioni che sono deleterie e che fanno sprecare risorse.
Come potete notare il contributo del nostro amico è interessante e soprattutto va elogiato per la volontà di contribuire ad aprire un dibattito, vero aspetto che spero possa essere lo sprone per tutti voi a intervenire, anche confutando tali proposte.
Nell’attesa di potervi leggere vi invio un caro saluto,
Antonio Viani
Presidente Unione Proprietari Galoppo
